giovedì 22 ottobre 2015

Dall'auto alla casa l'Internet of Things conquista le assicurazioni


Polizze su misura, costi ridotti, maggiore capacità di prevedere i rischi: gli assicuratori d'auto, ma anche di altri settori, integrano sempre più spesso nella loro attività device connessi e analisi dei dati


Anche gli assicuratori d'auto possono proficuamente usare la Internet of Things per il loro business; anzi, società americane come Progressive, Allstate e State Farm sfruttano già la IoT per monitorare le abitudini dei loro assicurati, raccogliendo dati che rivelano quanto spesso usano la macchina, per quanto tempo guidano e in quali orari della giornata, addirittura le variazioni nella velocità del loro veicolo. Questi dati e la loro analisi possono aiutare le società assicuratrici ad abbattere i costi grazie a una migliorata capacità di valutare i livelli di rischio dei loro clienti mentre i consumatori possono aspettarsi di pagare premi meno alti, sempre che guidino con prudenza.

I sistemi più utilizzati per monitorare le abitudini di guida, si legge nel più recente studio di BI Intelligence, sono quelli basati sulle chiavette per la diagnostica di bordo (On Board Diagnostic dongles), che mandano dati sulle abitudini del conducente direttamente all'assicuratore. Queste "chiavette" con porta Usb sono inserite nella macchina sotto il volante e connesse in Rete. BI Intelligence stima che ci sono già 155 milioni di veicoli circolanti in Nord America compatibili con i kit di diagnostica di bordo e il loro numero salirà perché il parco macchine continua ad essere rinnovato.

Lo studio di BI Intelligence esamina l'impatto della IoT sull'industria assicurativa analizzando in particolare i mercati assicurativi degli Stati Uniti e i modi in cui gli assicuratori integrano i device della IoT nella loro attività. Tutti i settori sono indagati, non solo le assicurazioni auto, ma anche sulla vita, sulla salute o sulla proprietà; tuttavia le assicurazioni d'auto sono quelle che più spesso adottano il modello assicurativo usage-based (USI): entro il 2020, più di 50 milioni di automobilisti statunitensi avranno provato l'assicurazione UBI, che permette, potenzialmente, di abbassare il premio.

Al tempo stesso la IoT aiuta gli assicuratori a ridurre i rischi e mitigare i costi: per esempio, le società che assicurano le case negli States spingono i loro clienti a installare device connessi che avvisano di potenziali pericoli per la proprietà. Inoltre, l'analisi basata sulla IoT può essere usata per prevedere eventi futuri, come emergenze meteo; gli assicuratori avvertono i clienti e cercano di contenere i danni, oppure preparano polizze più in linea con i profili di rischio.

BI Intelligence nota anche che le società di assicurazioni sulla proprietà impiegano in misura crescente i droni per valutare i danni dopo un incidente: la società di consulenza Cognizant stima che i droni renderanno più efficiente del 40%-50% il lavoro dei periti che valutano i danni per le assicurazioni.


venerdì 16 ottobre 2015

Robot e big data, Audi reinventa la produzione con la Smart Factory


Audi ha immaginato la fabbrica del futuro: un sistema modulare armonico ed efficiente che si muove come un’orchestra


La data fissata è il 2035. È l’anno entro cui la produzione dei modelli della casa dei quattro anelli verrà rivoluzionata passando da un sistema basato sulla catena di montaggio ad una struttura modulare composta da punti di produzione coordinati da una torre di controllo centrale.

È la Smart Factory, la nuova sfida di Audi: «La nostra idea è costruire unità produttive più piccole e flessibili che possano lavorare esattamente dove si trova la domanda, rispondendo in modo più veloce ed efficiente alle esigenze dei nostri clienti» spiega Felix Schwabe, portavoce del progetto. Le automobili del futuro secondo Audi non saranno molto diverse da quelle del 2015. Avranno ancora quattro ruote e saranno composte principalmente di metallo (anche se nei laboratori di ricerca Audi si stanno sperimentando materiali alternativi come la canapa e altri prodotti organici), ma quello che cambierà radicalmente sarà il sistema con cui vengono realizzate. Si chiama “Produzione 4.0”, un futuro vicino fatto di networking, robotica e un altissimo livello di tecnologia che non escluderà l’intervento specializzato dell’uomo: «La Smart Factory è integrazione, digitalizzazione, networking, una logistica innovativa e un design progettato su misura per ogni automobilista.

Le auto si possono comprare ovunque, noi vogliamo offrire un servizio personalizzato e flessibile» dice Alois Brandt, membro del teamche ad Ingolstadt sta immaginando la fabbrica del futuro.

Come si può realizzare? Sviluppando al massimo la tecnologia, per esempio introducendo l’uso di stampanti 3D e scanner per disegnare i sedili su misura del guidatore nei Costumer Center, droni per trasportare i vari elementi da un modulo all’altro e una nuova generazione di robot intelligenti in grado di assistere i lavoratori specializzati, ma soprattutto costruendo una rete di comunicazione basata sull’analisi dei Big Data. Tutto ruota intorno ad un concetto: il passaggio dai Big Data agli Smart Data, ovvero creare un sistema che sia in grado di gestire un flusso di lavoro in cui tutte le parti comunicano con le altre generando un enorme volume di dati che vanno processati continuamente e resi, appunto, intelligenti. Fabian Rusitschka del Technology Development Innovation Management di Audi ci lavora da oltre tre anni: «Non bisogna più ragionare in termini di cicli produttivi lineari con tempistiche prestabilite, è necessario immaginare un sistema interconnesso che riesca a gestire ogni tipo di domanda di automobili, sia dal punto di vista dei numeri che delle specifiche dei diversi modelli».

La soluzione più affascinante è quella delle cosiddette “Isole di Competenza”: nella Smart Factory modulare l’automobile non viene più prodotta in serie in catena di montaggio ma si muove da un punto di produzione all’altro, viene rifornita dei materiali e delle lavorazioni necessarie e poi passa al punto successivo fino a quando è pronta per essere consegnata al cliente con tutte le personalizzazioni e gli accessori che ha richiesto. Il sistema sa esattamente dove sono le singole parti e ciò di cui l’automobile ha bisogno in ogni fase e la indirizza ogni volta verso l’isola di competenza adeguata. È una danza tecnologica che si svolge seguendo la musica invisibile composta dal flusso di dati ed è coordinata da un direttore d’orchestra, la torre centrale, il cervello del sistema. È questo il vero futuro della tecnologia, dare vita a realtà sempre più sorprendenti, armoniche ed efficienti. La Smart Factory non è solo un progetto, è un obiettivo. E la sua realizzazione è sempre più vicina. Audi vuole provare a realizzarlo per continuare ad essere all’avanguardia della tecnica.



martedì 13 ottobre 2015

Autoveicoli autonomi, Volvo pronta ad assumersi le responsabilità in caso di incidenti


Volvo è sicura che i veicoli che si guidano da soli permetteranno di ridurre al minimo il rischio delle collisioni ed è pronta ad assumersi le responsabilità in caso di sinistri




Tutte le più importanti società dell’industria automobilistica e big nel settore IT, Apple inclusa, stanno lavorando agli autoveicoli autonomi, tecnologia che potenzialmente potrebbe migliorare sensibilmente la sicurezza sulle strade. Rimane da risolvere il problema della responsabilità in caso di incidenti, determinare come calcolare la percentuale di responsabilità in caso di sinistri. Un’interessante presa di posizione arriva da Volvo. Håkan Samuelsson, CEO della società svedese, ha detto che la sua azienda è pronta ad assumersi le piene responsabilità in caso di incidente provocato da un veicolo a guida autonoma. Volvo probabilmente sta studiando accordi ad hoc con le assicurazioni, una mossa che potrebbe spingere anche altri produttori a fare lo stesso. Samuelsson chiede ad ogni modo agli stati USA ma anche all’Europa una proposta di armonizzazione globale di regole e leggi al fine di disciplinare la presenza di veicoli autonomi sulle strade. Negli USA al momento solo in alcuni stati sono accettati questo tipo di veicoli ma ogni stato ha sue specifiche regole per la circolazione.

Volvo da tempo sta sperimentando veicoli automatici; alcune auto a guida semi autonoma sono già in circolazione sulle strade svedesi e il produttore ha dichiarato che entro il 2017 i primi clienti reali utilizzeranno 100 Volvo semi automatiche sulle strade pubbliche: il primo progetto di guida autonoma su larga scala al mondo. Il progetto è realizzato grazie a una collaborazione tra Volvo Car Group, Ministero dei Trasporti svedese, Ente Trasporti svedese, Politecnico Lindholmen e Città di Göteborg, ed è sostenuto dal governo svedese.

Tra i vantaggi delle auto che si guidano da sole, Volvo evidenzia interventi inferiori su freni e acceleratore e il notevole risparmio di carburante sarà notevole, in determinate circostanze arriva fino al 50% in meno. La casa svedede si è posta di raggiungere l’obiettivo di zero vittime causate da lesioni mortali o gravi alla guida di una nuova Volvo entro il 2020. Come abbiamo spiegato qui, da un lato, questi veicoli sono praticamente esenti da incidenti e comportano poco o nessun rischio dal punto di vista delle collisioni, il che dovrebbe permettere di ridurre drasticamente i premi, con un conseguente impatto diretto sulla comunità delle assicurazioni; d’altra parte, ciò comporta una nuova serie di rischi che tradizionalmente gli assicuratori non sono stati abituati ad affrontare.

mercoledì 7 ottobre 2015

Audi: la realtà virtuale aiuta il montaggio


Un bracciale e la tecnologia dei videogiochi supportano la Casa tedesca nella preparazione di una catena di montaggio


Prima dell’inizio del montaggio di ogni nuova serie di modelli, in Audi esiste un reparto che simula ogni gesto e ogni passaggio che verrà poi fatto in fase di assemblaggio. Come? Con l’aiuto della realtà virtuale. Chiamata CAVE, in questo caso.

IL FUTURO E’ QUI - Nella sede della Casa dei quattro anelli, un ufficio e uno staff apposito studiano in 3D i materiali e i pezzi da assemblare e anche i movimenti che i vari addetti dovranno ripetere ogni giorno per mettere insieme le varie parti delle auto. Sono i dipendenti stessi a fare da protagonisti, muovendosi in uno spazio apposito dove possono replicare i gesti quotidiani con tanto di occhiali 3D e di un bracciale bluetooth che invia a un computer informazioni sui movimenti dei muscoli dell’avambraccio.

COME IN UN VIDEOGIOCO - A spostare i vari componenti virtuali sono gli invece gli sviluppatori, che utilizzano invece un controller derivato da una console di videogames. Anche questo è un passaggio importante, perché in fase di assemblaggio reale permette di posizionare i vari componenti nel modo più corretto e funzionale per ogni addetto.

UTILE PER TUTTI - Quello del CAVE un aspetto fondamentale della produzione di una serie di modelli, perché attraverso i risultati e i dati forniti dalla realtà virtuale è possibile ottimizzare al meglio sia gli spazi e gli ingombri, sia la quantità di movimenti e passaggi da far fare agli addetti di ogni singola zona della catena di montaggio.
In questo caso, si può dire che la realtà virtuale è utile sia per risparmiare tempo sia per preservare intatte le capacità fisiche dei lavoratori.


mercoledì 30 settembre 2015

Rivoluzione delle auto, secondo un sondaggio arriverà da Google e Apple


Da uno specifico studio di settore, l’entusiasmo per le vetture con guida autonoma appare ancora limitato. I potenziali clienti hanno fiducia in ciò che potrebbe arrivare da Google e Apple.




Lo studio intitolato “Global Automotive Mobility” dei consulenti di Arthur D. Little fa luce su tre mega-trend che nelle aspettative dell’industria automobilistica si ritiene potranno caratterizzare il prossimo decennio, quali il car-sharing, le vetture con guida autonoma e la mobilità elettrica. Sono stati analizzati i risultati di un sondaggio che ha coinvolto 65.000 clienti finali in 10 mercati, mostrando un’industria, quella automobilistica, che sta affrontando cambiamenti enormi.

L’entusiasmo per le vetture con guida autonoma appare ancora ragionevolmente limitato. Solo un terzo delle persone che ha risposto al sondaggio afferma la volontà di utilizzare tale tipologia di auto. Allo stesso modo, le prospettive dell’e-mobility non appaiono particolarmente brillanti. I prezzi alti, la limitata gamma di prodotti e il limitato numero di stazioni di ricarica sembrano essere gli ostacoli principali. Smentita, invece, l’affermazione che possedere un auto di proprietà non sia più importante per le nuove generazioni.

I potenziali clienti appaiono scettici riguardo al più grande trend atteso dall’industria, le vetture a guida autonoma. Come accennato solo un terzo dei rispondenti afferma la volontà di utilizzare una vettura a guida autonoma. Il 42% dei rispondenti afferma di voler utilizzare una vettura a guida autonoma, mentre il 30% ha dubbi a riguardo e il 28% la considera una possibilità.

Il team ha anche evidenziato la domanda relativa a quali aziende riscontrino la fiducia dei Consumatori nel portare vetture a guida autonoma affidabili in produzione di serie. Sebbene la maggior parte delle case automobilistiche intervistate godano di elevata fiducia da parte dei consumatori nei loro mercati nazionali, Google e Apple hanno segnato il punteggio più alto per quanto riguarda il global reach. Il sondaggio evidenzia un consenso globale sulla mobilità elettrica: i principali ostacoli alla rivoluzione della mobilità elettrica sono i prezzi elevati (64%), la gamma di prodotti limitata (53%) e il numero insufficiente di stazioni di ricarica (41%).

Lo studio mostra come il concetto di mobilità stia cambiando profondamente nella mente dei consumatori, soprattutto nelle megalopoli globali, dove i modelli classici di mobilità non sono in grado di risolvere i problemi attuali degli utenti finali. Il car-sharing e i servizi di guida avranno dunque un ruolo importante in queste aree. Per molto tempo, una delle principali assunzioni alla base di questa evoluzione è stata il fatto che il ruolo della vettura come status symbol sarebbe diminuito, a favore di un incremento nell’utilizzo del car-sharing. Tuttavia, come evidenziato da Wolf-Dieter Hoppe, Associate Director della Practice Automotive di Arthur D. Litt, “Il Car-sharing non sostituirà le vetture private –mentre è visto come un’opzione aggiuntiva di mobilità”.

venerdì 25 settembre 2015

IBM rivela IoT per le automobili

Internet of Things (IoT) for Automotive di IBM aiuta a rendere i dati disponibili ai guidatori, per instradarli sui percorsi più efficienti in termini del traffico




Internet of Things (IoT) for Automotive aiuta a rendere i dati disponibili ai guidatori, per instradarli sui percorsi più efficienti in termini del traffico.
È alto il potenziale dei sistemi cloud-based, destinati a giocare il ruolo di leva nel futuro delle connected cars e nella tecnologia in-cars.

Le case automobilistiche tedesche BMW, Mercedes-Benz e Audi stanno assumendo esperti di software per rispondere alla sfida di Google, Uber (che ha assunto gli hacker della Jeep di Fca) e, chissà in futuro, di Apple car.

IoT for Automotive sarà integrata in IoT Foundation di IBM, lanciato a inizio anno, che fornisce una piattaforma costruita in partnership con ARM per creare software ed hardware che si connette con un’ampia gamma di dispositivi connessi e miete i dati. Ibm Foundation permette a IoT for Automotive di collezionare i dati da sensori individuali in un’auto e li combina con dati provenienti da altre fonti, come geo-localizzazione, informazioni clienti e storia del veicolo e li analizza in real time grazie al cloud computing. L’informazioni derivanti da terze parti possono essere aggiunte da un mix di first-party e sensor data, per ottenere un’immagine delle attività dell’auto e del guidatore.

Tutto questo con Fleet2Track lo potete già fare.


lunedì 21 settembre 2015

Smart city, il futuro è l’auto senza conducente e i semafori scompariranno


I ricercatori di Cnr e Mit: «Si passerà dal possesso all’accesso»


Il futuro sta già cominciando», spiega Paolo Santi, ricercatore del Cnr che al «Senseable City Lab» del Mit di Boston coordina i progetti sulla mobilità incrociando tecnologie digitali, big data e sistemi di trasporto. «La città davvero all’avanguardia nel campo del trasporto pubblico è senz’altro Singapore – racconta –. Dove dal 2016 partirà un nuovo progetto a cui collabora anche il Mit per introdurre auto senza conducente in ambiente urbano aperto». Sarà un processo graduale: serviranno 5 anni per affinare le tecnologie e poi passare alla produzione di massa. «Si partirà con un decina di auto, all’inizio ci saranno dei conducenti/tutor che affiancheranno i passeggeri per superare la diffidenza iniziale di un’auto che si guida da sola. Nasceranno Ztl dedicate e si realizzeranno i primi semafori intelligenti». Un campo questo dove la ricerca dell’Mit è particolarmente avanti. 

ADDIO A SEMAFORI E CODE  
Il progetto si chiama «Wave» (il demo video su senseable.mit.edu/wave) e facendo leva sulle auto senza conducente punta a sviluppare di qui a pochi mesi i primi prodotti commerciali in grado di assegnare di fatto una sorta di «slot» ad ogni vettura, abolire così i semafori, causa spesso di lunghe code e forte inquinamento, e consentire il raddoppio dei flussi di traffico rispetto al vecchio sistema riducendo del 30% le emissioni inquinanti. L’altra chiave di volta della mobilità futura passa attraverso la sharing mobility che porta sempre più persone nel mondo, Italia compresa, a condividere auto, autobus e pullman. Nelle grandi metropoli, ma non solo, la «nuova frontiera» ora è però rappresentata dalla possibilità di condividere fra più utenti lo stesso viaggio in taxi. A New York, dove il 40% del traffico è prodotto dagli spostamenti dei famosi yellow cab, si contano in media 500 mila corse al giorno.  

Al Mit hanno analizzato ben 110 milioni di queste corse arrivando alla conclusione che quasi tutti questi spostamenti può essere condiviso, con un taglio dei viaggi in taxi dell 40% servendo le stesse persone e soprattutto con una riduzione del traffico che oscilla tra il 16 ed il 20%. Un risultato davvero notevole che, secondo gli studi del Mit, può non vale solo per l’area superintasata di New York ma può essere replicato anche in città come San Francisco, Singapore o Vienna. «L’unico problema semmai – aggiunge Santi – è l’effettiva volontà di condividere con uno sconosciuto il sedile posteriore della vettura. Abbiamo tanti dati a disposizione ma non sappiano quale possa essere la reazione sociologica e psicologica dell’utente. E questo per noi rappresenta un campo ancora tutto da investigare». 

NEGLI USA UBER FA «POOL»  
Anche in questo però non parliamo del futuro. Uber, il servizio alternativo ai taxi nato nel 2009 negli Usa e che in Italia dopo il debutto è stato subito vietato, ha infatti lanciato in tre città (New York, Boston e di recente anche a San Francisco) Uberpool, che consente agli utenti di condividere la stessa corsa e quindi di risparmiare. E la «sindrome» del compagno di viaggio come si risolve? «ll trust, la fiducia, è la più grande sfida che si trova ad affrontare chi fa car-pooling», spiega Gianluca Cecchetti di BlablaCar Italia. «Noi l’abbiamo risolto introducendo un sistema di feedback». Negli Usa invece c’è una start-up che sta studiando il modo di incrociare i sistemi di prenotazione condivisa coi profili social dei possibili compagni di viaggio. Un po’ come farà a breve, in Italia, Gogobus col suo «social bus sharing». «L’amplificazione delle dinamiche di condivisione, la “sharing economy”, è certo uno degli aspetti più promettenti tra quelli destinati a cambiare nei prossimi anni dinamiche urbane e sistema dei trasporti pubblici», spiega Carlo Ratti, architetto/ingegnere, fondatore del Senseable City Lab del Mit. 

DAL POSSESSO ALL’ACCESSO  
«Stiamo passando dal possesso all’accesso, in molti ambiti. E le dinamiche di sharing economy applicate ai trasporti, quello che accade con BlablaCar e Uber, stanno già cambiando le carte in tavola. Questo perché le auto non sono un oggetto perfetto, in quanto sottoutilizzate. L’impatto e la possibilità di questo processo saranno evidenti con l’avvento delle «driverless car», le auto autonome. I principali istituti di ricerca – Google e Mit – hanno già lavorato ai primi prototipi, non si tratta dunque di una profezia». «Il futuro prossimo? Potrebbe accadere che la «mia» auto possa darmi un passaggio al lavoro e poi, invece di restare ferma in un parcheggio, portare a scuola i miei figli o quelli del vicino o chiunque altro presente nella mia rete sociale - conclude Ratti -. Il risultato sarà una città in cui tutti possono viaggiare on demand con un quinto delle auto in meno rispetto a oggi, minore impatto ambientale e gran risparmio di denaro, tempo ed energie. E pure la possibilità di liberare lo spazio della rete stradale che potrebbe essere riconvertito in aree verdi».